Porta Castiglione

Guerra, Nazifascismo, lotta di liberazione nel bolognese - Edizione APE Bologna - 10La confessione dei detenuti in San Giovanni in Monte

Ti trovi a Porta Castiglione. In questo luogo, come presso tutte le altre porte della città le forze di occupazione tedesche predisposero posti di blocco per limitare l’accesso al centro cittadino che venne così chiamato “sperrzone”. I posti di blocco resero molto difficili gli spostamenti dei partigiani all’interno della città.

DOVE ANDARE

Percorri via Castiglione in direzione colli fino al bivio tra via di Barbiano e via degli Scalini. Imbocca via degli Scalini. Superati i primi tornanti in salita, si aprirà una bella vista sulla destra e là potrai scoprire la storia del Centro Putti, importante centro ortopedico per traumatizzati per cause belliche inaugurato il 27 aprile 1941.

CENNI DI STORIA

Sperrzone

Nell’autunno 1944 i tedeschi chiusero quasi tutte le vie d’accesso al centro storico di Bologna con recinzioni e reticolati; gli unici varchi erano le porte medievali, ma si poteva passare solo dopo accurati controlli eseguiti da pattuglie miste di tedeschi e fascisti.
Si trattava di un espediente per controllare il flusso di persone che entrava e usciva dalla cosiddetta “Sperrzone” (in tedesco zona chiusa), la parte più antica della città e anche la più insidiosa, con il suo intrico di portici e vicoli poco illuminati.
Il provvedimento creò enormi difficoltà ai profughi della provincia che, abbandonate le case minacciate dall’avvicinarsi del fronte, cercavano rifugio a Bologna, per la quale, secondo alcune voci infondate, si era ottenuto lo status di “città aperta”, dunque esclusa dagli obiettivi degli aerei alleati. Nella memoria di molti testimoni è rimasto vivo il ricordo delle interminabili file ai presidi nazifascisti: intere famiglie trascinavano con sé carretti stipati di masserizie e animali.
I controlli dei documenti e le perquisizioni resero la vita difficile anche agli uomini della Resistenza ed alle staffette partigiane, indispensabili per mantenere le comunicazioni e nel rifornire le basi sparse.

Bologna città aperta

Ancora oggi si discute su chi, tra il podestà Mario Agnoli ed il cardinale Nasalli Rocca, abbia tentato di promuovere il riconoscimento di Bologna come “città aperta” durante l’ultimo anno di guerra. Una cospicua documentazione storica sembra individuare in Agnoli l’artefice dell’iniziativa.
Durante il conflitto, lo status di “città aperta” veniva assegnato, previo accordo tra gli eserciti contendenti, ai centri di cui si riconosceva il valore storico e artistico, per salvarli dai bombardamenti aerei che avevano gravemente danneggiato, ad esempio, città come Firenze. Era necessario, però, che l’esercito stanziato in loco non utilizzasse la città come base operativa.

Lino Michelini – La vita a Bologna nel 1944

Testi tratti da:
ISREBO, Bologna 1938-1945 – Guida ai luoghi della guerra e della Resistenza, Bologna, Edizioni Aspasia, 2005.

Immagine tratta da:
Guerra, Nazifascismo, lotta di liberazione nel bolognese – Edizione APE Bologna.

Audio estratto da:
A. Preti, Sabbiuno di Paderno, Dicembre 1944, University Press, Bologna, 1994.

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