Via di Ravone

Via di RavoneIl torrente Ravone raccontato da Massimo Brunelli

Ti trovi al principio di via di Ravone, all’inizio di un breve percorso pensato per famiglie che desiderano fare una passeggiata o un’uscita in bicicletta in piena sicurezza godendo della bellezza delle prime colline bolognesi e scoprendo alcune curiosità storiche di questi luoghi.

DOVE ANDARE

Prosegui per via di Ravone. Non imboccare alcuna deviazione e procedi sempre dritto fino al punto in cui la strada si interrompe.


CENNI DI STORIA

Lungo la via di Ravone

Come l’Aposa, il torrente Ravone scendeva dalle pendici di monte Paderno creando alla città “danno e ruina… per non esser capace di tante acque”. Erodeva i terreni coltivati fino alle porte di Bologna e ciò aveva costretto l’Assunteria d’Acque ad affrontare il problema, progettando nel 1631 alcune modifiche relative ai torrenti nel tratto collinare ove nascevano: un riassetto che tendeva a contenere la piena del canale di Reno, limitando l’immissione alle sole acque del Ravone e dei torrentelli provenienti dal versante occidentale del monte Paderno. Alimentato da rivoli lungo le pendici di Gaibola, il Ravone si snodava tra case di villeggiatura e terreni coltivati nella verdeggiante valle di Casaglia, con un corso sinuoso che ancora oggi si può cogliere percorrendo la via di Ravone.

La breve fama delle acque del Ravone

Il torrente Ravone è oggi poco più di un rigagnolo mascherato dalla vegetazione che confluisce nel Reno dopo aver costeggiato via di Ravone.
Nel corso dell’Ottocento le acque del torrente, ora così poco invitanti, hanno però goduto di una qualche fama. Nel 1853 si trovano menzionate nel rapporto, curato da Francesco Sarti Pistocchi, della Commissione delle consultazioni sulle acque minerali: “Quest’acqua è limpida, facile da conservarsi e trasportarsi senza che si alteri in fiaschi e barili, è salata abbastanza, non è irritante, non nauseosa, non fetida appena estratta. Agisce allora come blando lassativo catartico, ma più come antiscrofoloso, e di fatto contiene quest’acqua tracce di iodio le quali nelle delicate costituzioni de’ bambini linfatici possono riuscir bastevoli al salutare intento che si ricerca”.
Fu così che verso la fine del secolo a Casaglia sorse persino uno stabilimento d’acqua salino-iodata, di proprietà della famiglia Boriani, che per qualche decennio richiamò un pubblico numeroso, soprattutto nei mesi estivi.

 

Testi tratti da:

Fondazione Villa Ghigi, Parchi e Giardini – Bologna, una guida sul verde della città, Bologna, 1996, Editrice Compositori.
M. Poli (a cura di), Le acque a Bologna – Antologia, Bologna, 2005, Editrice Compositori.

Immagine tratta da:

Le acque a Bologna – Editrice Compositori, 2005

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