Il torrente Ravone

Torrente Ravone

Il torrente Ravone raccontato da Massimo Brunelli

Ti trovi alla fine del tratto percorribile su asfalto di via di Ravone.

DOVE ANDARE

Da questo punto puoi solo tornare indietro. Ci auguriamo si possa un giorno, in accordo con le proprietà, percorrere il sentiero CAI 906 fino a Parco Cavaioni, come accade ora in occasione di alcune manifestazioni.

LE ACQUE DI BOLOGNA

Il Ravone

Torrente, torrentello, fiume, condotto, rio ed anche scolo: varie le denomincazioni con cui nel passato si indicava il corso d’acqua che, raccolti i rivoli collinari lungo le pendici di monte Paderno e di Gaibola, scendeva nella stretta e verdeggiante valle di Casaglia. Un tempo scorreva a cielo aperto ed era ricco d’acqua, tanto che in antico era detta val di Ravone l’area attraversata dal torrente tra Saragozza e il canale di Reno, teatro d’astuzia idraulica quando la popolazione cacciò gli alleati di Giulio II con l’aiuto delle acque: aprì le saracinesche della Grada e allagò gli accampamenti, costringendo i francesi alla fuga. Concluso il tratto collinare, il Ravone raggiungeva via Saragozza nei pressi di villa Spada, attraversava il portico di San Luca di fronte all’attuale via Felice Battaglia e tra case coloniche e terreni coltivati s’inoltrava fino alla attuale via Andrea Costa. A pochi metri dalla chiesa di San Paolo si dirigeva verso il canale di Reno e gli passava sopra con il ponte-canale detto “ponte de’ Stecchi”, correva poi fino alla via Emilia, proseguendo infine verso il Reno a levante dei Prati di Caprara. Ancora oggi nella parte alta del suo corso il torrente scende a cielo aperto, incrociando più volte la via di Ravone lungo la quale s’interra vicino al civico n. 20. Il canale è di nuovo visibile nel giardino di via Sabotino 27, che costeggia sul lato destro prima di sbucare al termine di via Montenero. Sottopassa via Saffi e ricompare in via del Chiù, rasentando con il sapore delle cose antiche gli edifici ai numeri 2-8, un tempo noti come osteria del Chiù con annessa macelleria e rivendita di carni. Insieme alla Ghisiliera sottopassa via Malvasia e di nuovo a cielo aperto piega gradatamente a ovest per raggiungere l’alveo del Reno sotto il ponte della ferrovia, nei pressi del tiro a segno.

Panoramica di via di Ravone

La strada, a fondo cieco, costeggia a tratti il torrente nascosto da un’intricata fascia di pioppi, robinie, olmi, sambuchi, equiseti. Oltre la piazzetta dove si affaccia il vecchio stabilimento della “Sorgente salino iodata Ravone-Casaglia” si notano numerosi orti e frutteti, ville con ampi giardini, un curioso edificio con torretta e un piccolo oratorio. A metà percorso la valle si allarga e si aprono belle vedute sul suo versante sinistro, a tratti boscato e dominato dai ripetitori posti sull’anticima di Monte Albano. Prima che la strada termini si incontrano un lembo di bosco con fioriture di ciclamini e altre specie nemorali, un paio di vecchi gelsi e alcune farnie lungo il torrente.

Testi tratti da:

M. Poli (a cura di), Le acque a Bologna – Antologia, Bologna, 2005, Editrice Compositori.
Fondazione Villa Ghigi (a cura di), Bologna. La collina, Editrice Compositori, Bologna, 2010.

Immagine tratta da:

Le acque a Bologna – Editrice Compositori, 2005

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